Caro Pellegrino #3

Caro pellegrino,
dopo scarpinate con scenografie paesaggistiche mozzafiato, nel cuore della misteriosa Lucania, ritorno a Castelsaraceno per immergermi di nuovo tra gli strati di questa comunità, con gli occhi lucidi di curiosità.
Mi accingo a vivere la mia esperienza culturale, all’ombra di case che sembrano addossate le une alle altre, come a volersi sostenere a vicenda. Drappeggi di roccia che mi parlano delle ombre celtiche dei popoli del nord Europa, dell’impeto saraceno, dello stile rinascimentale di gruppi gentilizi, dell’eredità discreta di un’Abbazia di monaci e di tutti i passi silenziosi che hanno composto questa bellezza ispida. Un volto dai lineamenti duri e sgretolati con cui prendo confidenza, dopo aver sfogliato gli scaffali della Biblioteca, accompagnata dalla mia Guida su un itinerario del centro storico. Sgomitiamo i suoi vicoli, dopo aver visionato l’arco del Palazzo Baronale, la cui facciata domina Piazza Piano della Corte e le didascalie leggendarie che parlano di una fanciulla salvata dall’impavido eroismo di un giovanotto. Me lo immagino declamare in rime, con abiti a sbuffo color cielo, davanti a un indispettito Consiglio e agli occhi supplichevoli della sua Beatrice. Intanto, il mio Virgilio allude a un tunnel sotterraneo che collegava le viscere abitative nobiliari con gli spazi ecclesiastici della Chiesa Madre, una delle emergenze artistico-architettoniche del borgo. Nell’abbraccio delle sue calotte, viene custodito il Trittico di Ippolito Borghese, che nel XVII secolo impreziosì la costruzione commissionata dai San Severino con questo angolo raffigurativo di gestualità santificate. Continuiamo la nostra passeggiata esplorativa, zizgagando una cultura sospesa tra il profumo antico, raro dei libri e la fragranza ineffabile che si trova per strada, zoppicando intuiti e allusioni. Come un crepuscolo sempre pronto a risorgere in una nuova alba, le tracce del passato sono distillate negli atteggiamenti generosi, ma allo stesso tempo diffidenti, e nelle architetture anguste o ampie a seconda del punto di vista…

Domenico Candia