Caro Pellegrino #4

Una roccaforte a mille metri sul livello del mare, per offrire protezione ai popoli che vi si rifugiavano, offrendo loro un’ampia veduta sulla valle e un vantaggio tattico sulle incursioni nemiche. La diatriba sulla fondazione, per emigrazione di popolazioni autoctone dell’età romana dalla leggendaria Planula o per ferro e fuoco delle conquiste dei ribelli arabi nella loro avanzata medievale, si sviluppa in un meraviglioso angolo di Largo Sant’Angelo. Il massiccio del Monte Raparo, da qui, sembra talmente vicino da potervi vedere greggi di animali che pascolano a pois indisturbati. Lo sguardo giunge fino alle grotte che si narra accolsero le imprese del brigantaggio post unitario, i loro tesori, i sogni premonitori che indirizzano i prescelti a individuarne la localizzazione dopo il superamento di improbabili prove che ne attestino il coraggio. Cupole geologiche rinominate da celati passaggi segreti che sbucherebbero nelle aree territoriali dei paesi limitrofi. Il rudere di una torre di avvistamento dirimpetto alla Val d’Agri sembra osservarci, burlandosi della nostra sfinge di pensieri che tenta di ordinare il magma di quelle voci. Quasi al crepuscolo, ci dirigiamo verso piazza Sant’Antonio, a cui ci introduce un caratteristico portico e poi la vista dell’altare barocco della cappella intitolata al patrono di Castelsaraceno. Intorno al suo culto, questa spontanea e indecifrabile comunità, si tramanda da generazioni il rito arboreo della ‘Ndenna che, nelle prime tre Domeniche di Giugno, manifesta forse in maniera più estroversa quanto complesso sia il tema della fede tra questi cuori. Uno slancio frammisto alla natura e ai radicamenti affettivi che genera. Una cultura che profuma delle alture dei faggi, cadenzata dal ritmo delle stagioni. Il matrimonio arboreo mi viene donato anche dagli Spazi del Museo della Pastorizia, un gioiello progettuale che sceglie la fruizione multimediale per catapultare il visitatore nella quotidianità dell’orizzonte pastorale. Apprendo affascinanti ricerche sulle infrastrutture viarie e i sorrisi increspati di questa comunità che mi inonda della sua sensibilità. Saluto la mia guida, ringraziandola degli spunti che mi ha fornito, per assaporare un po’ con più padronanza empatica la complessità di questo popolo lucano e il suo ruvido sapere. Un inconscio collettivo a cui ripenso sovrastata dal bianco granuloso delle nuvole, già col pensiero inclinato alla prossima Esperienza da vivere alla scoperta di Castelsaraceno! Ti aspetto a tavola, intorno al familiare camino di Dicembre, per gustare le prelibatezze sapienti della Gastronomia di questa terra!36

Domenico Candia