Caro Pellegrino #5

voglio provare a immortalare, tra le celle stilizzate delle nostre corrispondenze, l’Esperienza Gastronomica vissuta con gli amici di Castelsaraceno. Il Paese dei due Parchi si apparecchia in una versione esuberante, offrendomi forse la sua parte più autentica. Mi invita a partecipare a una staffetta di pietanze che le mani srotolano da un posto all’altro della tavolata. Le festività natalizie appena trascorse non hanno prosciugato quell’atmosfera laica di dono che la gastronomia mi affida, attraverso il gusto particolarissimo della condivisione. Un gioco semplice e raffinato allo stesso tempo, disposto tra gli ingredienti, la manualità che li assembla e la complicità di chi intorno a essi si riunisce. Un gioco semplice e raffinato come preparare insieme la pasta che mangeremo. Come negli spettacoli teatrali pirandelliani, abbattiamo le pareti tra gli interlocutori, mettendo in scena un quadro coinvolgente. Farina, uova, acqua e gestualità per filamenti di pasta che scivolano lungo le dita appiccicate di questa immersione comunitaria. Si respira un’aria di leggerezza che metabolizzo a lungo, dirimpetto a un camino che sbuffa le sue tonalità invernali. Mentre stendiamo quadrati di pasta al centro della stanza, bolle in pentola un corposo sugo con carne di cinghiale. Intanto, i profumi si mischiano sfumando le singolarità. Elementi diversi si fanno strada tra i nostri sensi, invitando a sperimentarci in questo esercizio di affinità. Un convivio eclettico in cui trionfano le essenze dei funghi porcini e della pancetta a cubetti che andrà a decorare le nostre bruschette. La croccantezza dei peperoni cruschi e la densità dolce del miele di acacia sul pecorino e il caciocavallo. Il gusto inimitabile della nuglia, insaccato con carne di maiale piccante, intanto sfila dalla brace ai nostri croccanti panini, dopo aver assaggiato il risultato del nostro tempo associato.

Domenico Candia