`` I due Parchi ``

Il Parco Nazionale del Pollino è una delle aree protette di interesse nazionale più estese e più importanti in termini di biodiversità del territorio italiano. L’importanza di quest’area è stata confermata e riconosciuta dalla istituzione di una Zona di Protezione Speciale, area di alto interesse ambientale, naturalistico a carattere comunitario(direttiva comunitaria 79/409/CEE).
Il territorio è un vasto e articolato spazio con forti connotati fisici ed antropiche. Vario nelle sue componenti, con suoli, piante, animali, climi, uomini, culture, attività che cambiano di passo in passo, da luogo a luogo, da vallata a vallata, da paese a paese, da stagione a stagione, in un continuo, sorprendente alternarsi di viste, di spettacoli, di colori. Un susseguirsi di montagne, di pianori, paesaggi rocciosi, di timpe, di costoni rocciosi, forre e canyon di straordinaria suggestione. Coperti di manti nevosi, di praterie di alta quota, di boschi, di faggete, di associazioni faggio-abetine e di colonie di pini loricati abbarbicati ai pendii più impervi. Punteggiato di santuari e chiesette rustiche testimonianza di una religiosità profonda. Edifici storici e palazzi baronali, i luoghi del potere.
Il Parco è un grande libro sulle cui pagine è scritta una storia di eccezionale fascino. Una storia che parla lingue diverse. I dialetti italici dei primi popoli dell’interno, il greco classico delle colonie della costa, l’albanese delle genti fuggite dai Balcani nel cinquecento e per finire i dialetti arrivati dall’Italia settentrionale parlati dai soldati e bersaglieri nei decenni successivi all’Unità. I boschi e i paesi sono stati teatro del primo e secondo brigantaggio.
Inesauribile patrimonio di storia naturale ed umana, custodisce segreti antichi, al riparo dalle trasformazioni. Il Parco offre la possibilità di godere di spazi incontaminati, montagne, boschi, sorgenti, campagne, paesaggi naturali e antropici, intrecci tra realtà fisiche e lavoro millenario dell’uomo, silenzi, suoni, colori, sapori, i ritmi del tempo, l’infinito.
Fra la fitta vegetazione è possibile osservare specie di piante rare e maestose come l’abete bianco, il faggio, l’acero di Lobelius, il pino nero nonché il Pino Loricato specie rarissima, che è possibile ammirare solo qui e nei Balcani, da tempo simbolo del Parco.
A presidiare la natura più nascosta, più selvaggia si estendono vaste faggete, boschi immensi, impenetrabili, popolati di fauna, il lupo appenninico, il capriolo di Orsomarso, la maestosa aquila reale, il picchio nero, il gracchio corallino, il lanario, il capovaccaio, il nibbio reale, il gufo reale, il gufo comune, il corvo imperiale, il falco pellegrino, il driomio e il gatto selvatico.
Luoghi ombrosi, ameni, lussureggianti, tappezzati di muschi, di erbe, di funghi, di frutti del sottobosco; luoghi ricchi di sorgenti e di corsi d’acqua limpida e fresca frequentati dalla lontra e dalla salamandra pezzata; un paesaggio e un ambiente addobbati di piante, di peri selvatici, di agrifogli, di rovi, di vischio, di biancospini, di ginestre, di fiori di campo.
All’interno del parco è possibile praticare varie attività sportive come trekking, nordic walking, escursionismo, mountain bike, sci di fondo e rafting. Meta ideale per gli amanti dell’alpinismo e del torrentismo.

 

Il Parco nazionale dell’Appennino Lucano è stato ufficialmente riconosciuto come area protetta solo nel 2008 ed è in ordine cronologico l’ultimo parco nazionale italiano a essere stato istituito.
Il suo nome prende origine non solo perché con i suoi 68.996 ettari si staglia su una larga parte dell’Appennino Lucano ma anche e soprattutto perché il termine Lucania, nome storico con cui ancora oggi è identificata la Basilicata, deriva dal latino “lucus”, che significa appunto “bosco”.
Non solo vette montuose ma anche colline, vallate, borghi e cittadelle. Pareti rocciose, distese delle più svariate tonalità del verde, prati, boschi, torrenti e una diversificata popolazione animale e vegetale. L’area del parco dell’Appennino Lucano esprime a tutto tondo la sua eterogeneità.
Il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, comprendendo alcuni importanti valichi di montagna e una naturale via di comunicazione quale la valle del fiume Agri, vanta un’ antichissima frequentazione antropica e, per la sua peculiare posizione, è stato fin da sempre luogo di incontro di popolazioni con diverse culture e tradizioni.
La presenza dell’uomo è accertata tra il Neolitico e l’età del Bronzo, come documentato dai rinvenimenti avvenuti nella grotta di Latronico e più in generale lungo la fascia costiera ionica, ed ha consistenti testimonianze di età greca.
Il Parco dispone di beni di interesse storico, artistico, culturale e archeologico. Tra questi l’insediamento romano di Grumentum, uno dei più importanti di tutta l’Italia meridionale. L’attuale Parco Archeologico di Grumentum comprende alcuni settori urbani (anfiteatro, teatro e foro) mentre il museo possiede una ampia documentazione archeologica della città romana e dell’alta Valle dell’Agri in età preromana.
Fra le città di rilievo storico occorre segnalare Brienza (Burguntia o Burgentia), fondata probabilmente dai Longobardi nel VII secolo. Brienza è dominata dai resti imponenti del castello angioino, o Castello Caracciolo, restaurato nel 1571, attorno al quale si snoda il borgo medievale. In paese sono visitabili alcuni edifici di culto che conservano affreschi e tele di rilevante interesse artistico.
Tra le aree di maggiore interesse artistico, troviamo Satriano di Lucania, conosciuta anche come “capitale dei murales del mezzogiorno”. All’interno del centro cittadino è possibile ammirare oltre 150 murales.
Luogo di tradizioni è invece Viggiano con il suo straordinario Santuario della Madonna nera (protettrice della Basilicata) costruito a 1750 metri di altitudine, sul Sacro Monte di Viggiano. Tra i comuni di Grumento Nova, Montemurro e Spinoso troviamo il lago artificiale di Pietra del Pertusillo, costruito tra il 1957 e il 1962, a sbarramento del fiume Agri. Il lago è utilizzato per la pesca sportiva e per gare di canottaggio nazionale. Non solo storia, arte e cultura, il Parco dell’Appennino Lucano riserva grandi risorse paesaggistiche nascoste come le innumerevoli grotte di origine carsica. Questi spettacolari ambienti naturali, che si addentrano nella compagine rocciosa per circa cento o duecento metri, sono per lo più nascosti e non fruibili al pubblico vista la difficoltà d’accesso e la pericolosità degli stessi. Le grotte, sono oggetto di continue esplorazioni da parte degli speleologi alla spasmodica ricerca di nuove prosecuzioni e cavità. Tra le più note e spettacolari troviamo la Grotta di Castel di Lepre nel comune di Marsico Nuovo, la quale si estende per quasi due chilometri e presenta in prossimità dell’ingresso un pozzo verticale di quasi quindici metri. Inoltre, la stessa, si caratterizzata per la presenza di un laghetto terminale, preceduto da alcune pozze intervallate da piccoli salti d’acqua. Inoltre, è possibile ammirare la Grotta della Transumanza nel comune di San Chirico Raparo, la Grotta di Sant’Angelo al Monte Raparo nello stesso comune e la Grotta dell’Aquila che si apre nelle viscere della Montagna dell’Aquila nel comune di Tramutola. Particolare interesse naturalistico riveste l’oasi Bosco faggeto di Moliterno, dove è possibile imbattersi nel sentiero delle orchidee, alla ricerca delle diverse specie presenti. Nel territorio sono state censite e documentate 18 generi e 65 specie. Il Parco dell’Appennino Lucano con le sue innumerevoli caratteristiche naturali, la sua biodiversità, le sue bellezze paesaggistiche è ricco di numerose specie animali che lo abitano. Non a caso il parco della Val d’Agri si contraddistingue per la presenza del lupo appenninico, alcuni dei quali vagano e vivono sulle cime dei monti dell’area protetta. Oltre al lupo, tra i mammiferi è possibile avvistare la puzzola, il Gatto Selvatico, il cinghiale, la Lepre europea, la martora, lo scoiattolo meridionale, la volpe, l’istrice e la lontra. Proprio quest’ultima sembra aver trovato nei corsi d’acqua del parco il suo habitat ideale. Tra i grandi volatili un posto d’onore è occupato dalla Cicogna Nera che nidifica in boschi umidi, foreste e pareti rocciose con clima prevalentemente mediterraneo. Sempre tra i trampolieri sono frequentatori del lago e dei pantani: La Cicogna bianca, l’Airone bianco maggiore, l’Airone rosso ed il più comune Airone cenerino; specie come la Garzetta, la Spatola ed il Cavaliere d’Italia sono facilmente avvistabili così come la Nitticora. Altre presenze rilevanti sono quelle del Capovaccaio, aquila reale, del falco pellegrino e del Corvo imperiale. Poco più in basso, nei boschi, troviamo il Gufo Reale, mentre nelle zone collinari sono particolarmente abbondanti il Nibbio reale e la Poiana.
Il Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese è un connubio perfetto di natura, arte, cultura, storia che aspetta solo di essere visitato e vissuto.